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sabato 18 agosto 2007

E' arrivato E.

Chiamo la mia amica Oro al telefono, ma è spento. Qulacosa mi dice che è arrivato il momento. Dopo un'ora mi scrive che è nato E. La chiamo subito e ci troviamo a piangere di gioia al cellulare. Sarà un anno che non la vedo. Da quando è tornata a vivere nella sua città, ci sentiamo per e-mail o telefono. Ma il tempo dei sogni l'abbiamo per lo più vissuto insieme condividendo risate, arrabbiature, vittorie e sconfitte, deliri vari di quei quattro anni di dottorato. Non solo la vita professionale, ma anche quella privata. L'amicizia che mi legava a lei e alle "girls", ha fatto spesso la differenza in un ambiente di lavoro non sempre amichevole.
La sua forza d'animo, la sua maturità mi hanno sempre affascinato. Avrei voluto assorbire qualcosa di questo suo modo di essere. Io, sempre così mutevole, sempre così preoccupata per tutto, con questo senso di fragilità da portare a spasso. Non mi basterebbe una vita per essere così stabile.
Una sera mi disse che le sarebbe piaciuto essere razionale come me. E' stata la prima volta che ho preso coscienza di esserlo, con questa abitudine di dover sempre spaccare il capello in quattro, fino quasi a farmi impazzire, senza riuscire a spegnere il cervello.
Lei, così introversa ed ermetica, stamattina mi ha regalato un inaspettato momento di intimità.
Un momento davvero prezioso.

domenica 15 luglio 2007

Sorrisi di circostanza e conti da pagare

Vado a messa nella chiesa della parrocchia dove sono cresciuta. A dieci minuti dall'inizio vedo la mia amica Minnie dall'altra parte della navata. Non me l'aspettavo, pensavo tornasse dal mare stasera. Sono felice, vorrei raggiungerla. No, non è una buona idea attraversare la chiesa durante la prima lettura, aspetterò. Finita la messa le vado incontro sorridendo e cominciamo a parlare tranquillamente. Arriva la sua nuova amica L., le salta addosso e la abbraccia a lungo, senza neanche guardarmi. Improvvisamente, mi sento lontana km da questo posto ed ho la sensazione di assistere ad una scena di cui non faccio parte. Ecco, odio L. No, non la odio, sono solo gelosa perchè nel lungo periodo in cui non avevo tempo di curarmi di nessuno, nemmeno di me stessa, ha preso il mio posto nella vita di Minnie. Me la sono cercata, come si può darle torto. Però un pò la odio, L. Ora che ha finito di abbracciare Minnie non mi saluta nemmeno e parla come se non ci fossi. Sta cercando di dirmi qualcosa? Dopo un pò mi schiodo dalla faccia il sorriso di circostanza e mi reinserisco nella conversazione. Si parla di andare in centro in bici, Minnie dice che non ce la fa con le due bimbe, le suggerisco di portarle entrambe sui seggiolini. L. dice seccamente che è troppo pericoloso. Penso: l'ho fatto cento volte, neanche fosse un mistero che ho due figli anche io, vuole insegnarmi a vivere? E poi ho dei tacchetti affilati molto glamour, potrei trapassarle un piede, così, tanto per farle capire che mi sta leggermente infastidendo.
Oddio, sono appena uscita dalla chiesa, ma che mi prende?
Mi ristampo il sorriso di circostanza sulla faccia e dopo poco mi congedo.
Mentre mi allontano penso che il conto pagato alla fine di questi anni è piuttosto salato e poi, che cavolo, perchè non sono mai capace di esprimere l'entusiasmo per le persone cui tengo.
Va beh, domenica prossima vado a messa nella mia parrocchia.
Al centro del torace ho una sensazione come se il tacchetto affilato me lo fossi auto-infilzato.

mercoledì 11 aprile 2007

Un regalo azzeccato


Ed eccolo qui: questo è il regalo che una cara amica mi ha fatto per festeggiare il mio ultimo esame. Strawberry Shortcake in versione aggiornata al nuovo secolo.
Poche volte ho avuto il piacere di ricevere un regalo tanto personalizzato: mille grazie S.!